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La vignetta di... Mauro Biani




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venerdì, 01 febbraio 2008

Perché non scrivo più?


     Premessa.


Chiedo scusa a tutti gli amici che, in queste ultime settimane, mi hanno scritto senza ottenere alcuna risposta. Ultimamente, per diversi impegni, non dispongo di molto tempo da dedicare al blog. Nonostante tutto, spero di non perdere i contatti con gli amici della blogosfera che, per quasi due anni, mi hanno tenuto compagnia e hanno arricchito questo blog condividendo opinioni, pensieri, emozioni.


     Perché non scrivo più?

Sono diversi i motivi che mi stanno allontanando dalla blogosfera. Sicuramente, le ultime due settimane di silenzio non sono affatto casuali: si tratta di una scelta ben precisa. Sosteneva Charles Bukowski:

«Tanta gente urla le  verità, ma senza stile è inutile, non serve.»

Viviamo nell'era del gossip e dell'autobiografismo. L'era del reality e del talk show all'ultimo sangue. L'era dell'individualismo e del crollo delle ideologie. L'era del moralismo fatto in casa, in cui è molto più facile giudicare che comprendere. L'era dell'assenza di responsabilità dove, se le cose vanno male, la colpa è sempre di qualcun'altro...
Viviamo nell'era in cui fare politica significa essere perennemente in campagna elettorale, massacrando continuamente la pazienza degli elettori con tormentoni quali "elezioni subito!" e "bisogna fare le riforme!". L'era in cui le grandi decisioni si prendono negli studi di "Porta a porta", invece che nelle aule del Parlamento.
Viviamo nell'era in cui parlare di politica significa parlare di una classe di porci drogati di potere (e non solo) che, ormai da oltre mezzo secolo, fa i salti mortali per spartirsi la torta, fregandosene altamente dei problemi del popolo che dovrebbero rappresentare e da cui vivono distanti anni luce.

Ben cosciente del fatto che sterili slogan elettorali, intrighi di palazzo, cori da stadio e sputi in parlamento difficilmente cambieranno il destino del nostro paese, provo, un passo alla volta, a mettere insieme i pezzi del mio futuro da "laureato precario", tra stage non retribuiti e contratti a progetto da 300 euro al mese...



«Servirsi a fini di potere degli sfruttati (anche solo del loro nome) è la peggiore forma di sfruttamento possibile. Proclamare il proprio amore per gli operai può riuscire un comodo alibi per chi non ama nessun operaio, o nessun uomo. Una folla consapevole che afferma la libertà dello spirito è uno spettacolo sublime. Ma una folla accecata che esalta il Potere è uno spettacolo osceno: chi si rende responsabile di una simile oscenità farebbe meglio a impiccarsi!»

(Elsa Morante, Piccolo Manifesto dei Comunisti senza classe né partito)


sabato, 24 novembre 2007

Divorzio da te!

La soluzione del Nobel per la pace Yunus contro la violenza sulle donne del Bangladesh.

Nel 1981, la prima riunione del movimento femminista dell’America Latina e dei Caraibi dichiarava il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in memoria dell’uccisione delle sorelle Mirabal da parte delle forze di sicurezza del governo Trujillo, avvenuta nelle Repubblica Dominicana nel 1960. Nel 1999, le Nazioni Unite dichiararono il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. amnesty

Campagna Mai Più Violenza Sulle Donne

Riporto di seguito un brano - tratto da una relazione che ho scritto qualche tempo fa su Muhammad Yunus - riguardante una possibile soluzione che il Nobel per la pace propone ad uno dei tanti gravissimi sistemi di violenza (non solo fisica) sulle donne del Bangladesh.

In Bangladesh, ma più in generale in tutta l’Asia del sud, i servizi igienici non esistono. I bisogni fisiologici si espletano fuori, all’aperto. A questo si aggiunga poi il fatto che alle donne non è consentito “andare in bagno” durante il giorno, ma solo quando cala il buio della notte.
Nei paesi dell’Asia meridionale il matrimonio è accompagnato dalla tradizione della dote . La famiglia della sposa deve elargire una “dote” in denaro allo sposo. Nasce così il perfido e maschilista meccanismo di divorzio che vige in questa cultura: è sufficiente che il marito dica per tre volte "divorzio da te!" affinché il matrimonio non abbia più alcun valore e la moglie (ex-moglie per l’esattezza) debba andarsene di casa.
In un contesto culturale del genere, il matrimonio rappresenta, per l’uomo, un sistema molto facile per fare soldi, semplicemente risposandosi. Inoltre, in questa logica, si può dare facilmente una spiegazione ad un fenomeno fino a pochi anni fa all’ordine del giorno in questi villaggi: il matrimonio tra bambini . Esso rappresenta, infatti, una facile soluzione al problema del loro mantenimento, cosicché i genitori costringono i propri figli a sposarsi già all’età di 10-11 anni.
Grameen Bank ha concesso a tutt’oggi oltre 600.000 prestiti per la casa e, in ognuno di questi casi, la proprietà del terreno è stata intestata alla moglie. Alla luce di quanto detto finora, questa peculiarità del prestito per la casa - concesso solo se il marito accetta di intestare la proprietà del terreno alla moglie - non dovrebbe stupire più di tanto. Questa “mossa strategica” escogitata da Muhammad Yunus ha fatto in modo che il divorzio non fosse più un “arma a favore dei mariti”. Accettando questa “clausola”, infatti, la casa diventa di proprietà della moglie. Di conseguenza, qualora il marito decidesse di divorziare, sarebbe lui a dover andare via di casa!

«L’insicurezza delle donne è penetrante in Bangladesh, non hanno letteralmente alcun diritto, tutti i diritti sono riservati agli uomini, ma per la prima volta possono sentirsi sicure nella loro casa perché è proprietà loro. Non hanno più l’incubo che appena sveglie il marito divorzi.» (Muhammad Yunus)

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Fonti bibliografiche:
L’albatros, anno VI numero 1, ottobre-dicembre 2004, La storia della Grameen bank,  pp. 8-11.
Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano 2004. pp. 112-114.
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categorie: infanzia, donna, povertà


martedì, 16 ottobre 2007

Verso i musei della povertà

Giornata Mondiale dell’alimentazione.

©FAO/Ami Vitale

Roma, 16 ottobre 2007 - La FAO ha sollecitato un rinnovato impegno affinché sia garantito il diritto all’alimentazione alle centinaia di milioni di persone che al mondo sono sottonutrite.
Intervenendo alla cerimonia della Giornata Mondiale dell'Alimentazione, il cui tema quest’anno è "Diritto all’Alimentazione, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha detto “se il nostro pianeta produce cibo a sufficienza per dar da mangiare alla sua intera popolazione, perchè ancora oggi 854 milioni di persone ogni giorno vanno a dormire a stomaco vuoto?” Aggiungendo “un diritto non può definirsi tale se non può essere rivendicato”.
Il Presidente della Repubblica tedesca Horst Köhler nel suo intervento ha detto che “la fame non è un destino ineluttabile, ma può essere eliminata con politiche sagge". Questo richiede che i governi dei paesi in via di sviluppo facciano della sicurezza alimentare una priorità. “Tutti hanno il diritto di avere cibo salutare, prodotto in modo sostenibile e consono alla propria cultura. La partecipazione democratica degli individui rappresenta la migliore garanzia che i governi comprendano in modo genuino i bisogni fondamentali delle persone e li tengano nella dovuta considerazione“. Ha poi fatto notare che le persone dovrebbero avere un’adeguata quantità di cibo, proveniente dai propri campi e dalle regioni circostanti, elemento che richiede un tipo di agricoltura basata sulla “proprietà” nei paesi in via di sviluppo e sul funzionamento delle strutture e delle conoscenze locali.
Il Presidente della Tanzania Jakaya Mrisho Kikwete ha affermato che “40.000 bambini muoiono ogni giorno nel mondo a causa della denutrizione e delle malattie da essa provocate. Queste sono le persone a cui viene negato il diritto all’alimentazione, questi sono i protagonisti della Giornata dell’alimentazione di quest’anno" Ha poi aggiunto che la soluzione sta nell'investire in agricoltura, specialmente in Africa.

Nuove sfide

“Dati demografici, cambiamento climatico e prezzi delle materie prime sembrano tutti lavorare contro di noi, minacciando di trasformarsi in un ciclone di bisogni irrefrenabili. Ma vi è la speranza di mettere fine alla fame, la scienza e la conoscenza sono dalla nostra parte”, ha affermato Josette Sheeran, Direttore esecutivo del PAM, intervenendo alla cerimonia.
Il messaggio del Presidente dell’IFAD Lennart Båge ha posto l’accento sul fatto che “tre quarti del miliardo di persone che vivono in condizioni di povertà estrema abitano nelle zone rurali. Molti di essi già soffrono fame e malnutrizione, ma nuove sfide, come il cambiamento climatico, li rendono ancora più vulnerabili. Questo è la ragione per cui oggi più che mai il mondo ha l’obbligo morale urgente di investire nello sviluppo rurale per combattere la fame e ridare dignità ai poveri”.

Ancora troppi coloro che soffrono la fame

Ad undici anni dal Vertice Mondiale dell’alimentazione del 1996, il numero delle persone sottonutrite nel mondo rimane alto in modo inaccettabile, con 820 milioni nei paesi in via di sviluppo, 25 milioni nei paesi in transizione e 9 milioni nei paesi industrializzati. È per questo che promuovere il diritto all’alimentazione non è solamente un imperativo morale ed un investimento dal punto di vista economico: si tratta anche della realizzazione di un diritto fondamentale, universale ed inalienabile.
A ciò si aggiunge la pressione sempre maggiore che stanno subendo al momento alimenti base come il grano ed il latte, i cui prezzi sono saliti vertiginosamente, principalmente a causa del cambiamento climatico indotto dalle fluttuazioni del tempo che incidono sui raccolti, dalla crescente produzione di biocarburanti e dall’aumentata domanda proveniente da nuovi mercati emergenti.
fao


«Mi piacerebbe che nel 2050 il mondo si fosse finalmente lasciato alle spalle la povertà; che non ci sia più neanche un essere umano che possa essere definito povero. Allora la parola povertà non avrà più alcuna attinenza con il presente, si intenderà soltanto in relazione al passato. I nostri figli dovranno andare nei musei per trovarne ancora le testimonianze. E quando le scolaresche andranno con i loro insegnanti a visitare i musei della povertà, inorridiranno alla vista della miseria e dell’indegnità nella quale per tanto tempo sono stati tenuti gli esseri umani, e biasimeranno i loro padri per aver tollerato un flagello così vasto e crudele fino agli albori del Ventunesimo secolo.»

( Muhammad Yunus, tratto da Il banchiere dei poveri )

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categorie: immagini, ricorrenze, infanzia, povertà


lunedì, 15 ottobre 2007

Bonzi: 1 - Giunta militare: 0

I "bonzi" vincono la prima importante battaglia: le aziende di tutto il mondo voltano le spalle al regime.

L'immagine “http://www.agi.it/uploads/newson/Me/Cb/MeCbAjt0ZqazZ5vLu79jXg/700_dettaglio2_Hkg750571.jpg†non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Monaci buddisti in marcia contro il regime militare, fonte: www.agi.it

Nonostante la repressione violenta del regime birmano, gli almeno 200 morti (tutti cremati per non lasciare traccia) e 7.000 arrestati, gli oltre 2.ooo monaci deportati ai lavori forzati, le decine di migliaia di persone radunate in piazza a Rangoon per partecipare ad una manifestazione-farsa a sostegno della giunta militare, i "bonzi" hanno già vinto la loro prima grande battaglia.
Grazie alla loro manifestazione di protesta gandhiana, infatti, tutto il mondo oggi conosce i crimini e le nefandezze del regime militare birmano. ansa, peacereporter

E la lotta per la democrazia ha raggiunto già i primi importanti risultati.
In tutto il mondo, gioiellieri, catene di grande distribuzione, aziende tessili, grandi compagnie assicurative, negozi specializzati nel lusso d’élite, stanno boicottando le esportazioni del regime. Da Cartier a Tiffany, fino all’associazione dei Gioiellieri americani. Niente più pietre preziose - soprattutto rubini e zaffiri - provenienti dalla Birmania “in seguito alle violenze e alla repressione di cui si è resa responsabile la giunta militare al potere”. La Jewelers of America, che racchiude 11.000 ditte attive nel commercio di gemme, ha anche chiesto ai suoi associati di richiedere garanzie sulla provenienza delle gemme che trattano. "Sarà dura però- ha ammesso all'agenzia Reuters Brian Leber, un associato dell'Illinois - per molti qui negli Usa l'argomento è controverso".
"Bulgari annuncia di aver cessato già da tempo l’acquisto di pietre preziose di provenienza birmana. Sebbene l’azienda non abbia mai acquistato le gemme direttamente nel Myanmar (ex Birmania) ma solo sui mercati internazionali, ha espressamente richiesto ai suoi fornitori garanzie sulla provenienza geografica delle pietre preziose." Questo l’annuncio postato sul sito di uno marchi storici dell’Italian Style, il brand di gioielli d’élite ‘Bulgari’. Un’azienda nata da una famiglia che in sé racchiudeva diverse nazionalità (greca, israelita, italiana e diverse altre balcaniche) e ha dimostrato grande sensibilità verso la questione che maggiormente ha scosso nell’ultimo mese le coscienze nel pianeta.
Anche la compagnia di assicurazioni britannica London Market Aviation Insurer ha sospeso le polizze stipulate con la giunta militare per la compagnia di bandiera dei militari. L’adesione al boicottaggio internazionale contro il regime, recita la nota ufficiale, deriva dallo “sgomento per la brutalità delle immagini che riportavano la repressione”. Senza copertura assicurativa, la Myanmar Airways International
(Mai), ha sospeso i voli lungo le tratte quotidiane verso Bangkok (Thailandia) e Kuala Lumpur (Malesia).
Anche OviEsse, la catena d’abbigliamento del gruppo Coin, ha deciso di non rifornirsi più in Birmania di capi di abbigliamento, "perché condividiamo la richiesta che salle dalla società civile di quel Paese", recita il comunicato aziendale, e per “indurre il governo di quel Paese a ripristinare al più presto i diritti civili”, ha detto a PeaceReporter l’amministratore delegato del gruppo Coin Stefano Beraldo. Una decisione definitiva: "Sospensione del ricorso a forniture provenienti dalla Birmania (testuale) fino a quando non sarà ripristinato il rispetto dei diritti civili". peacereporter

Il mondo intero sta assistendo, oggi, ad una vera e propria rivoluzione nonviolenta. Una concreta alternativa ai bombardamenti, ai carri armati, ai kamikaze, alla violenza, alla distruzione... un'alternativa reale alla guerra.


MyanmarFree
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<!-- Fine codice Myanmar FREE -->

Altre iniziative dei blogger pro-Birmania libera...
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categorie: guerra e pace, immagini, news, appelli, rivoluzione, informazione, povertà


giovedì, 04 ottobre 2007

That doesn't sound poor to me

Bush blocca la copertura sanitaria a quattro milioni di bambini poveri.

L'immagine “http://www.sarasota-web.com/warfolly/uncle-sam-bush.jpg†non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.WASHINGTON - Il presidente George W. Bush ha usato il suo potere di veto, per bloccare una legge approvata dal Congresso che estende la copertura assicurativa medica a milioni di bambini. La nuova legge estende ad altri quattro milioni di bambini i benefici sanitari già goduti, in base alla vecchia normativa, da 6,6 milioni di bambini, con una spesa aggiuntiva di 35 miliardi di dollari. Ma il presidente Bush ha obiettato che la legge è troppo costosa e che crea un pericoloso precedente perché estende i benefici di assicurazione sanitaria già concessi ai bambini poveri ad una nuova fascia di reddito, basso ma sopra il livello di povertà. Ansa

"That doesn’t sound poor to me" - spiega il Presidente Bush, che sarebbe disposto a stanziare non più di 5 miliardi di dollari. Una cifra ben lontana da quella concordata, con voto bipartisan, dal Congresso. New York Times

Il leader democratico al Senato Harry Reid ha definito "un veto spietato" l'azione di Bush. "Non è mai stato così chiaro quanto il presidente Bush sia ormai fuori sintonia con le priorità degli americani" - ha affermato il senatore democratico. Ansa

Cronaca di una morte annunciata. La platea americana assiste impotente a quello che Vittorio Zucconi definisce "il dramma della nazione più ricca del mondo che può permettersi di spendere 500 miliardi l'anno per le forze armate, 620 miliardi aggiuntivi per la guerra senza fine, avere tremila miliardi di debito pubblico, ma grida allo stalinismo di fronte a 35 miliardi stanziati per assicurare almeno i figli di chi non può pagare le cifre da riscatto chieste dalle assicurazioni private". Repubblica

Sheryl Gay Stolberg e Carl Hulse, in un articolo pubblicato sul New York Times, amplificano il messaggio disperato di una donna che indossa una maglietta con sopra scritto:


"George Bush, your war killed my friend's son!"
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categorie: guerra e pace, immagini, infanzia, società, povertà


martedì, 02 ottobre 2007

Aiutiamo il piccolo Alì a crescere

Una storia che punta "diritto al cuore".

immagineIl più grande paese dell'Africa; una guerra civile protrattasi per oltre vent'anni tra il governo settentrionale arabo e musulmano e i ribelli che rivendicano l'indipendenza delle regioni meridionali a prevalenza cristiano-animista; un'intera regione - il Darfur - prostrata da una guerra degenerata in uno dei più violenti conflitti d'Africa.
In Sudan l'aspettativa di vita è di 55 anni, la mortalità infantile sotto i cinque anni si attesta intorno al 107 per mille, il 50% della popolazione non ha accesso ai farmaci essenziali ed esistono 16 medici ogni 100.000 abitanti.
Nella primavera 2004 Emergency è intervenuta nel Nord Darfur a sostegno degli ospedali di Mellit e al Fashir.
Nel 2005 ha aperto un Centro pediatrico per offrire assistenza gratuita ai bambini del campo profughi di Mayo, nei sobborghi della capitale.
Dall’aprile 2007 a Soba, a 20 chilometri da Khartoum, è operativo un Centro regionale di cardiochirurgia che offre assistenza altamente specializzata e gratuita ai pazienti provenienti dal Sudan e dai paesi confinanti.
Il Centro, chiamato "Salam" (pace), sarà collegato con una rete di ambulatori per lo screening dei pazienti cardiopatici nei paesi confinanti. emergency.it

foto archivio Emergency

Foto: www.emergency.it

     Alì, il paziente più piccolo

Nell'ultima settimana, nove sono stati gli interventi cardiochirurgici nel Centro Salam di Emergency a Khartoum.
Esattamente 18 anni l'età media dei pazienti. A farla alzare è stato il 44nne Omer, cui una malattia reumatica ha danneggiato irrimediabilmente la valvola aortica. Una protesi meccanica adesso "ne fa le veci". L'età media degli altri 8 è di nemmeno 15 anni, con Mohamed ed Ebada di 22, Zinab di 20, Niyosaba di 14 e gli altri 4 (Ahmed, Amina, Morua e Rawaa) di 10 anni soltanto.
Patologie congenite in 4 casi (3 femmine, 1 maschio). Patologie acquisite in 5 casi (3 femmine, 2 maschi).
Questa settimana merita una citazione Alì, il paziente più piccolo del "Salam Center", di soli due mesi, in condizioni preoccupanti per la «trasposizione» dei due grossi vasi che nascono dal cuore. L’Aorta di Alì e la sua Arteria Polmonare sono l'una nella posizione dell'altra: il sangue "pulito" torna a ossigenarsi e quello "sporco" non si "ripulisce". Con cateteri all'interno dei vasi sanguigni (non dunque un intervento chirurgico come tradizionalmente l'intendiamo) si crea un varco nel setto che divide i due ventricoli: si migliora così l'ossigenazione.
Una soluzione transitoria, in attesa che Alì possa sopportare l'intervento che restauri i collegamenti "giusti".
Quella settimana l'età media ne risentirà. emergency.it

Oggi, perché il Centro «Salam» possa continuare a crescere, Emergency riprende la campagna “Diritto al cuore”: dall’1 al 31 ottobre sarà possibile inviare un SMS al numero 48587 del valore di 1 euro per tutti gli utenti Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia oppure effettuare allo stesso numero una chiamata da rete fissa Telecom Italia del valore di 2 euro.

L'immagine “http://www.dirittoalcuore.it/img/footer.gif†non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Aiutiamo il piccolo Alì a crescere!

condiviso da vegekuu alle ore 16:19 | link | commenti (5)
categorie: guerra e pace, amore, appelli, infanzia, povertà


lunedì, 01 ottobre 2007

Papà George, mi compri le medicine?

tinytimrip

"Bambini, papà George è tornato!" - urlò mamma Laura.

"Bentornato papà!" - esclamarono Casey e Graeme, correndo verso le braccia del padre.
"Figliuoli, fatevi abbracciare" - disse Papà George - "vi voglio tanto, tanto, tanto bene!"
"Voglio farvi un bel regalo" - continuò - "chiedetemi pure tutto quello che desiderate!"

Il robusto Casey, non se lo fece ripetere due volte: "Papà George" - gridò con decisione - "voglio 500 miliardi di dollari per occupare... ehm... esportare la democrazia in Iraq!"
"Certo piccolo Casey" - rispose affettuosamente papà George - "Un ottimo investimento. L'Iraq è una terra piena di petrolio... ehm... di terroristi. Da grande, diventerai un grande generale! Sono fiero di te!"

"E tu, figliuolo, cosa vorresti?" - continuò, rivolgendosi al piccolo Graeme.
"Papà George" - rispose timidamente Graeme - "Il mio amico Tim sta molto male, ma il suo papà non ha abbastanza soldini per comprargli le medicine. Perché non gliele compri tu? Così guarisce!"
"Irresponsabile!" - sbraitò papà George - "Assolutamente no! Chi ti ha messo in testa queste idee malsane? Non mi starai mica diventando un piccolo comunista? Papà è molto arrabbiato con te!"
"Scusami..." - singhiozzò il piccolo Graeme.
"Perché non prendi esempio da tuo fratello Casey?" - replicò papà George - "E adesso fila dritto in camera tua, a letto senza cena!"

Il piccolo Graeme abbassò gli occhi e, trattenendo il pianto, corse in camera sua...


N.B. Ogni riferimento a fatti o persone NON è puramente casuale:
Il bambino timido e solo che processa la Casa Bianca
condiviso da vegekuu alle ore 16:02 | link | commenti (4)
categorie: guerra e pace, immagini, infanzia, povertà





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