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La vignetta di... Mauro Biani




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venerdì, 28 dicembre 2007

La Pace è più lontana

Il Pakistan seppellisce Benazir Bhutto tra violenze e incertezze

Bhutto
 http://www.kidswebindia.com/xmas_candle.gif

NEW DELHI -  Il Pakistan seppellisce la sua sfortunata "figlia dell'Est", mentre monta la violenza in tutto il Paese gettato in una delle peggiori crisi dei suoi sessant'anni di storia. Benazir Bhutto, il leader dell'opposizione e prima donna premier in un Paese musulmano, uccisa ieri in un attentato, e' stata inumata nel suo villaggio natale, nella provincia meridionale del Sindh, dove la polizia ha avuto l'ordine di sparare a vista contro dimostranti violenti.
Amata in occidente, beniamina degli americani, Benazir Bhutto, simbolo della democrazia, della modernità, della rivendicazione femminile, è morta in un attentato poco più di due mesi dopo il ritorno in patria, dopo otto anni di esilio volontario, segnata da una lunga battaglia contro accuse di una presunta corruzione e dal dubbio di compromessi poco onorevoli con il regime.
I Bhutto, come i Nehru-Ghandi in India, come i Kennedy negli Stati Uniti, sono una delle grandi dinastie politiche del mondo.
Migliaia di persone in lacrime, colpendosi la testa in segno di lutto, hanno accompagnato il feretro, diretto al mausoleo dove Benazir Bhutto e' stata sepolta accanto al padre. ansa, ansa
Quanto a ruolo e responsabilità del governo nell'attentato di giovedì, resta una coda infinita di polemiche, dichiarazioni e smentite.
Il Ppp insiste a dire che la Bhutto è stata uccisa da un colpo di pistola e nega credibilità alla versione del "quasi incidente" accreditata ieri dalle autorità. Baitullah Mehsud, il comandante dei gruppi taleban del Sud Waziristan accusato di essere l'organizzatore dell'attentato anche per conto di al Qqiada, ha smentito oggi qualunque responsabilità: "il popolo tribale ha i suoi costumi, noi non uccidiamo le donne", ha detto un suo portavoce.
ansa


«Il singolo individuo può sfidare la violenza di un impero ingiusto per difendere il proprio onore, la propria
religione, la propria anima e porre i presupposti per la caduta di quell'impero o per la sua rigenerazione.»

(Gandhi)

condiviso da vegekuu alle ore 16:54 | link | commenti (9)
categorie: guerra e pace, immagini, aforismi, donna


sabato, 24 novembre 2007

Divorzio da te!

La soluzione del Nobel per la pace Yunus contro la violenza sulle donne del Bangladesh.

Nel 1981, la prima riunione del movimento femminista dell’America Latina e dei Caraibi dichiarava il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in memoria dell’uccisione delle sorelle Mirabal da parte delle forze di sicurezza del governo Trujillo, avvenuta nelle Repubblica Dominicana nel 1960. Nel 1999, le Nazioni Unite dichiararono il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. amnesty

Campagna Mai Più Violenza Sulle Donne

Riporto di seguito un brano - tratto da una relazione che ho scritto qualche tempo fa su Muhammad Yunus - riguardante una possibile soluzione che il Nobel per la pace propone ad uno dei tanti gravissimi sistemi di violenza (non solo fisica) sulle donne del Bangladesh.

In Bangladesh, ma più in generale in tutta l’Asia del sud, i servizi igienici non esistono. I bisogni fisiologici si espletano fuori, all’aperto. A questo si aggiunga poi il fatto che alle donne non è consentito “andare in bagno” durante il giorno, ma solo quando cala il buio della notte.
Nei paesi dell’Asia meridionale il matrimonio è accompagnato dalla tradizione della dote . La famiglia della sposa deve elargire una “dote” in denaro allo sposo. Nasce così il perfido e maschilista meccanismo di divorzio che vige in questa cultura: è sufficiente che il marito dica per tre volte "divorzio da te!" affinché il matrimonio non abbia più alcun valore e la moglie (ex-moglie per l’esattezza) debba andarsene di casa.
In un contesto culturale del genere, il matrimonio rappresenta, per l’uomo, un sistema molto facile per fare soldi, semplicemente risposandosi. Inoltre, in questa logica, si può dare facilmente una spiegazione ad un fenomeno fino a pochi anni fa all’ordine del giorno in questi villaggi: il matrimonio tra bambini . Esso rappresenta, infatti, una facile soluzione al problema del loro mantenimento, cosicché i genitori costringono i propri figli a sposarsi già all’età di 10-11 anni.
Grameen Bank ha concesso a tutt’oggi oltre 600.000 prestiti per la casa e, in ognuno di questi casi, la proprietà del terreno è stata intestata alla moglie. Alla luce di quanto detto finora, questa peculiarità del prestito per la casa - concesso solo se il marito accetta di intestare la proprietà del terreno alla moglie - non dovrebbe stupire più di tanto. Questa “mossa strategica” escogitata da Muhammad Yunus ha fatto in modo che il divorzio non fosse più un “arma a favore dei mariti”. Accettando questa “clausola”, infatti, la casa diventa di proprietà della moglie. Di conseguenza, qualora il marito decidesse di divorziare, sarebbe lui a dover andare via di casa!

«L’insicurezza delle donne è penetrante in Bangladesh, non hanno letteralmente alcun diritto, tutti i diritti sono riservati agli uomini, ma per la prima volta possono sentirsi sicure nella loro casa perché è proprietà loro. Non hanno più l’incubo che appena sveglie il marito divorzi.» (Muhammad Yunus)

______________________________
Fonti bibliografiche:
L’albatros, anno VI numero 1, ottobre-dicembre 2004, La storia della Grameen bank,  pp. 8-11.
Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano 2004. pp. 112-114.
____________________________________

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categorie: infanzia, donna, povertà


martedì, 31 luglio 2007

Vita da deputato

Quando i valori cristiani vanno a puttane...


Marriott Grand Hotel Flora - 5 stelle lusso
(passare una notte qui è un gran sacrificio... che "vita dura" fanno i nostri parlamentari....)



Ecco cosa mi tocca leggere...

Il segretario dell'Udc cesa (Ap)
Il segretario Udc Cesa
In riferimento all'on. Cosimo Mele, beccato lo scorso venerdì all'Hotel Flora (Roma)  in compagnia di due prostitute, a causa di un malore (dovuto all'assunzione di alcool e droghe) di una di esse:

Converrà, onorevole, che lei milita in un partito, l’Udc, che dei valori della famiglia, della Chiesa ne ha fatto una bandiera...
«E che i parlamentari dell’Udc non fanno l’amore? Certo che mi riconosco nei valori cristiani ma che c’entrano questi con l’andare con una prostituta? E’ una faccenda personale [...] . Non posso non essere un buon padre, un buon marito solo perché dopo cinque, sei giorni fuori casa capita un’occasione....» lastampa.it

LA VITA DA DEPUTATO - Cesa sottolinea anche il «problema» dei parlamentari che vivono a Roma da fuori sede, «e fuori dalla loro città hanno una vita abbastanza dura». Lo dice riferendosi anche alla sua vita pubblica: «Quando ero eurodeputato, stavo da solo tutta la settimana e la solitudine è una cosa molto seria». Per questo, ripete più volte, «la vita del parlamentare è molto dura» e bisognerebbe pensare, propone, all'ipotesi di un ricongiungimento familiare: più soldi a deputati e senatori, quindi, per poter permettere il trasferimento delle loro famiglie a Roma. corriere.it


Poveri deputati, costretti a stare lontani dalle proprie famiglie... e a volte soffrono così tanto da dovere spendere quelle decine di migliaia di euro che guadangano al mese in cenette "romantiche" in ristoranti di lusso e notti di fuoco con prostitute in hotel a 5 stelle...

..eh sì, sarebbe sacrosanto aumentare ancora un po' i loro stipendi.....

...A nome di tutti coloro che faticano ad arrivare a fine mese e che pagano (attraverso le tasse) i vostri stipendi da Nababbo....
....A nome di tutti coloro che vivono e lavorano lontano dalla famiglia e soffrono davvero (non tra coca-party, prostitute e alberghi di lusso) per amore della propria famiglia.......
..A nome di tutti quelli che non ne possono più di questa classe politica fatta di pregiudicati, ex piduisti, onorevoli che pippano coca in parlamento (e i risultati sono sotto gli occhi di tutti...), portaborse che vanno a trans e difensori del "sacro valore della famiglia" che vanno a mignotte ......

..MA ANNATEVENE AFFANCULO SENZA PASSARE DAL VIA!!

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categorie: donna, società, mafie, o munno sottoengoppe


giovedì, 26 luglio 2007

L'Italia è una Repubblica fondata sullo Stage...


Simone Cristicchi - Laureata precaria


Laureata precaria,
con lo zaino pieno di progetti
un po’ campati in aria
È il secondo tempo della storia
di una studentessa universitaria

Tesi di laurea col pancione, 110 e lode
con i complimenti della commissione
Brava! Hai fatto un figurone,
ma è proprio adesso che per te
si complica la situazione.

Ricordi di quel giorno
coi parenti in visibilio,
non come adesso che consegni
pizze a domicilio nel quartiere,
che vita grama!

Ritorni a casa infreddolita
e il frigorifero è il deserto del Sahara.
Ti chiedi:
"Perché non sono nata miliardaria?"
Lo vedi, del tuo monolocale
non sei proprietaria
,
accenderesti un mutuo
se firmasse un genitore
appendi il tuo diploma in
Scienze della Disoccupazione
.


Mi hanno fatto un bel
contratto Co.Co.Co.
Anche se cosa vuol dire non lo so,
so solo che io da domani
un posto di lavoro avrò
con un stipendio misero
io me la caverò

Laureata precaria,
con lo zaino pieno di progetti
un po’ campati in aria
Con la rabbia rivoluzionaria
di una studentessa universitaria

Laureata precaria,
che rispecchi fedelmente questa
deprimente Italia
Sogni una carriera straordinaria,
ora prendi 400 euro al mese
come segretaria

Ci vuole un bel coraggio,
se fai volantinaggio a maggio
Con lo svantaggio dei problemi
che può darti
un vecchio motorino della Piaggio
Che si inchioda senza broda
poco prima che cominci i viaggio…

Se per disperazione urli,
qui nessuno sente,
è come fare la
centralinista in un call-center
part time, meglio di niente

risolvere faccende della gente,
che chiama e poi ti offende

Ti somiglia quest’Italia
confinata dall’Impero,
sembra un portaborse viscido
che bussa a un Ministero,
ma nessuno gli risponde
d’altronde, sarebbe come infilare
un paio di bermuda ad un bisonte

Mi hanno fatto un bel
contratto Co.Co.Pro.
Anche se cosa vuol dire non lo so,
so solo che io da domani
un posto di lavoro avrò
con un misero stipendio
a fine mese arriverò

Laureata precaria,
con lo zaino pieno di progetti
un po’ campati in aria
Forse era una vita meno amara,
quando eri studentessa universitaria

Laureata precaria,
che rispecchi fedelmente questa
deprimente Italia
Sogni una carriera straordinaria,
ora prendi 400 euro al mese
come segretaria

L’Italia è una Repubblica fondata sullo Stage
Corsi di formazione, Master e New Age
I licenziamenti sono all’ordine del giorno
Avere un posto fisso è come fare Terno al Lotto…

(Simone Cristicchi)

condiviso da vegekuu alle ore 16:20 | link | commenti (12)
categorie: musica, lavoro, video, donna, società, povertà


sabato, 21 luglio 2007

Le catene della prostituzione sacra

...continua la collaborazione con gli amici di J.@.M. Magazine

NossideA partire dal VI secolo nella polis della Magna Grecia, Locri Epizephyri, veniva perpetrato un rito in onore di Afrodite nella contingenza greca, per il cui culto le fanciulle scelte sacrificavano tutta la loro vita alla divinità, diventando sacerdotesse della stessa. Ma le mansioni di queste ultime, obbligate a concedersi in nome della dea, si disfacevano nella sfera sessuale: le sacerdotesse erano considerate come dei tramiti con la dea, grazie alla quale chi vi si rivolgeva poteva ottenere fertilità, benevolenza, positività, buona sorte… Questo rito, che affonda le radici nell'antica Mesopotamia, prende il nome di "Prostituzione Sacra".
Moltissime le fanciulle locresi donate alla dea dalle proprie famiglie, in cui probabilmente fino agli inizi del IV secolo capeggiava una figura femminile, essendo Locri, una polis basata sul Matriarcato.
Di queste fanciulle faceva parte anche la celebre poetessa Nosside, prosecutrice della lirica saffica e definita, per ciò, dall'età ellenistica in poi " La Saffo d'Occidente".

     Locri Epizephyri - IV/III sec. a.c.

Afrodite di Capua"Quante onde, quante procelle, quanto tempo mi divide da te. Il profumo del gelsomino che inebria i colli di questa terra, mi sospinge a fissare, sulla linea che ci separa, il tuo candido volto" sospirava Nosside di fronte alla vastità dello Ionio illuminato dalle ultime ore del giorno. Dal peristilio del tempio di Afrodite, assorta, riportava alla luce emozioni,sensazioni, sentimenti mai cancellati, rievocava lo Zefiro, complice di un amore soprasensibile, quel vento che ora non sembrava più lo stesso.
Da sempre, fin dal ventre materno il suo destino era compiuto, la sua vita era stata decisa da una madre troppo imperiosa, causa della fuga del padre e della sua condizione: sacerdotessa di Afrodite per tutta l'esistenza. Pensava all'astio della tanto amata Saffo nei confronti della misoginia paterna, raccontata in quei versi pur così dolci, antitesi dei costumi e delle usanze di Locri, una città retta e governata dalle donne.
Ma a differenza della poetessa di Lesbo, lei non riusciva ad essere ostile a nessuno, nonostante fosse stata privata della vera libertà, non sapeva odiare, lei era nata per amare. Non portava rancore neanche per quel mercante di porpore venuto dalla Siria, uno dei pochi uomini visti fino ai suoi dodici anni, con cui, obbligata dal santuario aveva dovuto perdere la verginità. Il pianto che seguì quel momento "sacro" di
avvicinamento alla divinità, la soddisfazione di quell'uomo, il tintinnio delle monete sul marmo dell'altare, riecheggiavano come fantasmi, e pur non alimentavano nessun sentimento ostile. Nella zona antistante al tempio, le ultime fanciulle portavano offerte alla dea, ognuna di loro,di lì a poco sarebbe stata iniziata a quel rito, sul quale era basata la religione e l'economia locrese.
Per tutto il giorno moltissime vergini avevano compiuto il proprio dovere, ed ora loro, ultime si apprestavano a rientrare in città prima che Erebo calasse il proprio mantello. Soltanto lei si attardava nei ricordi, rapita dalla nostalgia di un eros, lontano, unica vera luce che assorbiva tutti i barlumi di felicità:

"Nulla è più dolce d'amore; ed ogni altra gioia viene dopo di lui: dalla bocca sputo anche il miele".

Saffo AbbandonataCosì rispondeva alle sue discepole, alle sue fanciulle, quando credevano di poter allontanare l'eros della loro vita. Si donava e portava alla luce la loro natura erotica, non voleva privare anche di quella felicità, fanciulle che vivevano soltanto per praticare quel rito.
Ognuna di loro le ricordava quegli occhi ridenti e limpidi, nei quali amava specchiarsi, quelle dita rosate, fuoco per le sue membra, ma soprattutto quella voce così soave che decantava versi al pari di Omero, ogni sorriso di fanciulla rievocava in lei il brivido di Anite, figlia dell'Arcadia. Anite...da troppo tempo non pronunciava quel nome! Da quella mattina, sul pontile del porto, quando aveva gridato, con la voce rotta dal pianto: "Anite! Anite! Torna a prendermi..." Sapeva che quel giorno non sarebbe mai arrivato, lei non poteva abbandonare la sua terra, non poteva raggiungere Mitilene, dove l'avrebbe accompagnata nella loro dimora, in cui Anite aveva da anni deciso di abitare.
L'unica speranza era alimentata dall'incontro con quel giovane greco di nome Aristocle, che le aveva parlato di Anite, della fama ottenuta nell'isola di Lesbo e nel resto delle isole, di quella bellezza non logorata dall'età, di quei meravigliosi versi, voce del loro amore. A quell'uomo sulla riva del porto sormontata dal colle Esopis, aveva pronunciato, con quella vera luce negli occhi, queste parole:

"Straniero, se navigando ti recherai a Mitilene dai bei cori,
per cogliervi il fior fiore delle grazie di Saffo,
dì che fui cara alle Muse, e la terra Locrese mi generò.
Il mio nome, ricordalo, è Nosside. Ora va'!"


Marco Forlingeri        

Leggi gratutiamente il numero di Luglio/Agosto su www.jam-magazine.it
condiviso da vegekuu alle ore 15:24 | link | commenti (3)
categorie: poesia, immagini, letteratura, storia, donna





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