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La vignetta di... Mauro Biani




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Database aggiornato in tempo reale dei civili morti in Iraq a partire dall'intervento militare degli USA nel 2003.

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Emergency si occupa dell'assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati, allo scopo di dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione e di promuovere una cultura di pace e solidarietà

www.emergency.it

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La rete della Pace
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amnesty international

Amnesty International è un’organizzazione non governativa indipendente, svolge ricerche e azioni per prevenire e far cessare gravi abusi dei diritti all’integrità fisica e mentale, alla libertà di coscienza e di espressione e alla libertà dalla discriminazione.

www.amnesty.it

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amref international

AMREF, attraverso l'ausilio di educatori, medici, infermieri, ingegneri, promuove lo sviluppo di 14 Paesi dell'Africa orientale: dal Kenya all'Uganda, dal Sudan al Sudafrica.

www.amref.it

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Food and Agriculture Organization of the United Nations, guida gli sforzi internazionali per sconfiggere la fame. La FAO è anche una fonte di conoscenza e informazioni. Aiuta i paesi in via di sviluppo e i paesi in transizione a modernizzare e migliorare l'agricoltura, la selvicoltura e la pesca, e assicurare a tutti una buona alimentazione.

www.fao.org

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L'UNICEF è la principale organizzazione mondiale per i diritti dell'infanzia. Opera in 155 paesi in via di sviluppo con programmi di assistenza e in 37 paesi industrializzati attraverso i suoi Comitati Nazionali.

www.unicef.it

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Greenpeace è uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo. Greenpeace si ispira ai principi della non-violenza; è indipendente da qualsiasi partito politico; non accetta aiuti economici né da governi né da società private e si finanzia esclusivamente con il contributo di singoli individui che ne condividono gli ideali e la missione.

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Il Progetto prende il nome di "Bloggers for equity", e nasce con lo scopo di rendere più visibili e più facilmente accessibili i metodi di donazione economica verso varie associazioni umanitarie. Al Progetto possono aderire tutti i proprietari di spazi Web e l'adesione è gratuita.


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venerdì, 30 novembre 2007

Mamma, me la lavi?

Com'è nata la manifestazione giovanile 'Bamboccione Day' attesa il 1° dicembre nelle piazze italiane.

Agli inizi di ottobre, il Ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa ha dichiarato, o meglio insinuato, che tutti i ragazzi italiani che rimangono a vivere in casa con i propri genitori, lo farebbero perché 'bamboccioni'. E non invece per necessità. Da allora non si è fatto che un gran parlare di quella che, secondo chi vive il disagio sulla propria pelle, è stata vissuta come una vera e propria mancanza di rispetto.
Che quella dei trentenni sia una generazione precaria, non c'è dubbio. [...] Giovani con poco denaro costretti a rimandare i propri progetti di vita a causa 'dei mille euro al mese' che a fatica guadagnano, e che farebbero volentieri a meno di battute o di conti in tasca da chi il precariato lo conosce solo per sentito dire, ma non per esperienza diretta. [...]
Il problema che attanaglia i giovani non dipende quindi dal 'mammismo acuto', bensì dall'impossibilità di sostenersi economicamente.
Tra le tante voci del coro che si sono levate in questi giorni in segno di protesta più o meno silenziosa, ne abbiamo scelto una in particolare. Quella di chi ha trovato il coraggio di trasformare la propria rabbia e indignazione in una giornata di protesta civile che si terrà il 1° dicembre 2007 in tutte le piazze italiane. Stiamo parlando del 'Bamboccione Day', ideato e voluto fortemente da Luca Degli Esposti, 24enne web designer di professione che vive e lavora a Bologna.
"Mi sono semplicemente sentito parecchio offeso sia come ragazzo che come italiano" - ha dichiarato a Roma Giovani il fautore del 'B-Day' da noi intervistato come voce rappresentante del malcontento giovanile. "Lo so anche ben da solo che la mia situazione non è la migliore, ma non mi serve certo venir anche preso in giro da un Ministro. O peggio ancora ricevere 40 euro in più al mese: cosa ci devo pagare, le sigarette?".
In ragione di questo, abbiamo voluto comprendere gli obiettivi del 1° dicembre che, secondo quanto spiegatoci sempre dal suo fautore, deve essere vissuto come "un  momento di protesta civile, un modo per dimostrare che quei 'bamboccioni' oggi sono tanti, ma non per scelta o filosofia di vita, ma perché costretti da un sistema marcio, vecchio".
Una posizione netta - questa denunciata da Degli Esposti - che ha portato ad una quota senz'altro apprezzabile il numero degli utenti iscritti fino ad oggi al sito da lui ideato per la manifestazione (www.cellulotto.org) e a promuovere la vendita di una maglietta pubblicizzata appunto in rete nel sito sopra menzionato. "[...] La maglietta in realtà è solo un pretesto per farsi vedere tutti uguali, tutti uniti, ma non è un modo per fare soldi, a me basterebbe che la gente ci fosse, piuttosto anche a petto nudo, ma almeno protesti! [...] vorrei pensare che tutti gli iscritti, ognuno nella propria piazza, partecipino e si facciano vedere, discutano e facciano parlare di loro e poi che entro Natale ognuno mandi la propria maglietta al Ministro Tommaso Padoa Schioppa, se acquistata, come descritto sul sito ufficiale. Solo per il gusto di immaginare la sua faccia e quella dei dipendenti del ministero, nel veder arrivare ad esempio 200mila magliette dentro delle buste con sopra scritto 'Mamma, me la lavi?' [...]".
Una protesta allora, quella del B-day, pensata e fatta dai giovani, che nonostante le mille e una difficoltà del mercato del lavoro, non rinunciano alla propria identità e indipendenza
. Roma Giovani

di Paola Cittati   

Bamboccione Day - Manifestazione pubblica
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categorie: lavoro, appelli, rivoluzione, società


mercoledì, 28 novembre 2007

Educazione alla Pace

La forza della nonviolenza: "di fronte ad essa la forza della bomba atomica non può nulla".

Con immenso piacere, faccio i miei auguri a Eleuteria11, che oggi ha conseguito la laurea in "scienze dell'educazione e della formazione", con tesi in storia della pedagogia.

Ecco una piccola anteprima del suo elaborato di laurea:

Montessori e Gandhi - Educazione alla pace

[...] sia per Gandhi che per la Montessori, la costruzione della pace passa attraverso un’educazione spirituale dell’uomo. Gandhi afferma che, non soltanto forza dello spirito e della non violenza sono la la forza più potente del mondo, ma anche che:
"Di fronte ad essa la forza della bomba atomica non può nulla. Le due forze che si contrappongono sono di natura completamente differente, essendo l’una morale e spirituale e l’altra fisica e materiale. La prima è infinitamente superiore alla seconda, la quale, per la sua stessa natura, è una forza finita. La forza dello spirito al contrario si accresce continuamente ed è infinita. Nella sua completa espressione essa è invincibile. So che con questo non ho detto nulla di nuovo. Ho soltanto testimoniato l’evidenza. Cosa ancor più importante, questa forza spirituale risiede in tutti gli esseri umani, uomini, donne e bambini, a prescindere dal colore della pelle. In alcuni è assopita, ma può essere risvegliata con una adeguata educazione."
La Montessori, d’altra parte, sostiene che l’educazione deve mirare principalmente allo sviluppo dei valori umani e morali dell’individuo al fine di «organizzare gli individui valorizzati in una società conscia del suo fine». Se vogliamo evitare la guerra occorre avere un’attenzione maggiore al progresso spirituale dell’umanità:
"Ora, dunque, la questione della Pace e della guerra non ha il suo punto centrale nella necessità di armare materialmente i popoli e di difendere poderosamente le frontiere tra le nazioni: perché la «vera frontiera di difesa contro la guerra» è l’uomo stesso, e dove l’uomo è socialmente disorganizzato e svalorizzato, fa breccia il nemico universale."
(NOVELLA CICCONE, Montessori e Gandhi. Educazione alla pace, Roma, Edizioni Nuova Cultura, pp.51-52)
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categorie: guerra e pace, infanzia, società


domenica, 25 novembre 2007

Nessuno tocchi la missione di pace!

Restiamo in Afghanistan: solo un "tragico incidente".

Erano lì, alle porte di Kabul, per inaugurare un ponte. I genieri italiani lo avevano appena ricostruito. Una giornata di festa, con tanti bambini e un attentatore kamikaze che risale l'argine di un fiume. I soldati italiani si insospettiscono, lo fermano. Lui si fa esplodere. E' una strage. Muoiono 9 civili afgani, tra cui sei bimbi, e il maresciallo Daniele Paladini. Altri tre militari restano feriti, insieme a una decina di civili.
L'attentato è avvenuto ieri alle 9.52 locali, le 6.22 in Italia. Una strage. Secondo quanto riferito dal comando di Isaf, la missione della Nato, le schegge hanno ucciso dieci persone, oltre all'attentatore: nove civili, sei dei quali bambini, e il maresciallo Daniele Paladini. Feriti altri tre italiani e una decina di cittadini del posto. Le condizioni del sottufficiale sono subito apparse gravissime: è stato evacuato con un elicottero, ma è morto durante il trasporto all'ospedale di Kabul.
Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano esprime "dolore ed orgoglio". Il presidente del consiglio, Romano Prodi, dopo aver parlato di un terrorismo che in Afghanistan si presenta anche "con nuovi metodi" per quel paese, come quello dei kamikaze, risponde anche a chi in Italia solleva dubbi sulla missione: "La nostra strategia non cambia per un pur tragico incidente." ansa

Un tragico incidente, dunque. L'ennesimo. Nulla a che vedere con la teoria secondo la quale "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria". Perché se il ponte è stato ricostruito, è evidente che qualcuno, prima, lo aveva distrutto (magari un caccia americano in "missione di pace"). Perché se un kamikaze compie un gesto così atroce e disumano, lo fa anche in nome delle migliaia di vittime innocenti, donne e bambini morti perché un caccia americano, per un "tragico errore" ha sganciato una bomba proprio sulle loro teste. Donne e bambini che non avranno mai un volto, né un nome. Li chiamano "danni collaterali". Vite minori, anonime, insignificanti. Nessuna medaglia al valore per loro. Niente funerali di stato.
Il presidente della repubblica e il presidente del consiglio provano "dolore e orgoglio" per la morte di Daniele Paladini. Ma non una parola sulle altre nove vittime dell'attentato, tra cui sei bambini. I telegiornali non manderanno in onda le loro foto, né i giornali pubblicheranno, in prima pagina, i loro nomi. I "danni collaterali" non hanno volto, non hanno nome. Nessuno prova "dolore e orgoglio" per le loro vite spezzate.
La colpa, ovviamente, è solo dei kamikaze, dei terroristi. Noi non abbiamo colpa. Nessuna colpa. Qualcuno, a torto, potrebbe obiettare che occupare militarmente un altro paese e sganciare le bombe addosso ai civili suona più di strategia di "guerra" che di "missione di pace". Ma, a parte qualche "tragico incidente" e qualche migliaia di "danni collaterali", la nostra era e rimane una "missione di pace".


Missione di Pace, tratto da Decameron di Daniele Luttazzi

sabato, 24 novembre 2007

Divorzio da te!

La soluzione del Nobel per la pace Yunus contro la violenza sulle donne del Bangladesh.

Nel 1981, la prima riunione del movimento femminista dell’America Latina e dei Caraibi dichiarava il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in memoria dell’uccisione delle sorelle Mirabal da parte delle forze di sicurezza del governo Trujillo, avvenuta nelle Repubblica Dominicana nel 1960. Nel 1999, le Nazioni Unite dichiararono il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. amnesty

Campagna Mai Più Violenza Sulle Donne

Riporto di seguito un brano - tratto da una relazione che ho scritto qualche tempo fa su Muhammad Yunus - riguardante una possibile soluzione che il Nobel per la pace propone ad uno dei tanti gravissimi sistemi di violenza (non solo fisica) sulle donne del Bangladesh.

In Bangladesh, ma più in generale in tutta l’Asia del sud, i servizi igienici non esistono. I bisogni fisiologici si espletano fuori, all’aperto. A questo si aggiunga poi il fatto che alle donne non è consentito “andare in bagno” durante il giorno, ma solo quando cala il buio della notte.
Nei paesi dell’Asia meridionale il matrimonio è accompagnato dalla tradizione della dote . La famiglia della sposa deve elargire una “dote” in denaro allo sposo. Nasce così il perfido e maschilista meccanismo di divorzio che vige in questa cultura: è sufficiente che il marito dica per tre volte "divorzio da te!" affinché il matrimonio non abbia più alcun valore e la moglie (ex-moglie per l’esattezza) debba andarsene di casa.
In un contesto culturale del genere, il matrimonio rappresenta, per l’uomo, un sistema molto facile per fare soldi, semplicemente risposandosi. Inoltre, in questa logica, si può dare facilmente una spiegazione ad un fenomeno fino a pochi anni fa all’ordine del giorno in questi villaggi: il matrimonio tra bambini . Esso rappresenta, infatti, una facile soluzione al problema del loro mantenimento, cosicché i genitori costringono i propri figli a sposarsi già all’età di 10-11 anni.
Grameen Bank ha concesso a tutt’oggi oltre 600.000 prestiti per la casa e, in ognuno di questi casi, la proprietà del terreno è stata intestata alla moglie. Alla luce di quanto detto finora, questa peculiarità del prestito per la casa - concesso solo se il marito accetta di intestare la proprietà del terreno alla moglie - non dovrebbe stupire più di tanto. Questa “mossa strategica” escogitata da Muhammad Yunus ha fatto in modo che il divorzio non fosse più un “arma a favore dei mariti”. Accettando questa “clausola”, infatti, la casa diventa di proprietà della moglie. Di conseguenza, qualora il marito decidesse di divorziare, sarebbe lui a dover andare via di casa!

«L’insicurezza delle donne è penetrante in Bangladesh, non hanno letteralmente alcun diritto, tutti i diritti sono riservati agli uomini, ma per la prima volta possono sentirsi sicure nella loro casa perché è proprietà loro. Non hanno più l’incubo che appena sveglie il marito divorzi.» (Muhammad Yunus)

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Fonti bibliografiche:
L’albatros, anno VI numero 1, ottobre-dicembre 2004, La storia della Grameen bank,  pp. 8-11.
Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Milano 2004. pp. 112-114.
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categorie: infanzia, donna, povertà


giovedì, 22 novembre 2007

Il burattinaio della libertà!

Il Cavaliere controllava la Rai tramite i suoi collaboratori. Conflitto d'interessi: chi l'avrebbe mai detto?

burattinaioMILANO - "Media-Rai". Le due superpotenze nazionali della tv, che dovrebbero competere aspramente per la conquista dell'audience, fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiano informazioni sui palinsesti. Concordano le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca. Orchestrano i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessono la tela, fanno decine, centinaia di telefonate, si scambiano notizie, organizzano fino ai più piccoli dettagli. È il quadro che emerge dalle intercettazioni telefoniche - realizzate tra la fine del 2004 e la primavera del 2005 - allegate all'inchiesta sul fallimento della "Hdc", la holding dell'ex sondaggista del Cavaliere, Luigi Crespi. E in particolare dai resoconti, redatti dalla Guardia di Finanza, delle conversazioni telefoniche di Debora Bergamini, ex assistente personale di Berlusconi e, all'epoca, dirigente della Rai, e di Niccolò Querci, pure lui ex assistente di Berlusconi e, all'epoca, numero tre delle televisioni Mediaset. La "ragnatela" avvolge e intreccia le vicende della tv di Stato con quelle di Mediaset. I direttori di Tg1 e Tg5 (all'epoca Clemente J. Mimun e Carlo Rossella) fanno, testuale, "gioco di squadra". Il notista politico del Tg1 informa la Bergamini e la rassicura sul fatto che le notizie più spinose saranno relegate in coda al servizio di giornata. Fabrizio Del Noce cuce e ricuce, assicurando che Bruno Vespa, nella sua trasmissione, accennerà "al Dottore in ogni occasione opportuna". repubblica

Rivolta dei giornalisti Rai. "E' la prova di quello che si sapeva". Fuori dall'ufficialità, i giornalisti concordano nell'affermare che quella pubblicata da Repubblica è solo la prova di qualcosa che già si conosceva. "Sapevamo - dice una giornalista del Tg1 - che Rai e Mediaset avevano un filo diretto e concordavano una strategia. Vedi il caso della morte del Papa: nonostante le pressioni fortissime della redazione, non fu possibile interrompere Porta a porta dove c'era Silvio Berlusconi anche se con un un contributo registrato". Secondo i più, andavano in onda edizioni fotocopia dei tg Rai e Mediaset e gran parte dei giornalisti ipotizza che nella cosiddetta "cabina di regia" ci fossero altri esponenti politici, vicini a Berlusconi, capaci di dettare la loro legge. repubblica

Riprendiamoci l'informazione. "[...] Ed è un punto cardine in Germania, in Spagna, in Francia, in ogni Paese degno di questo nome, che non si può avere una presenza dominante nell’informazione e, allo stesso tempo, fare politica. Per gli altri partiti è come combattere contro il campione dei pesi massimi con un braccio legato dietro alla schiena. Il fenomeno Berlusconi non è compatibile con la democrazia. I suoi giornali, le sue televisioni non sono compatibili con la sua presenza in politica. Di questo devono discutere subito Veltroni, Prodi, Fini, Bertinotti e tutti gli altri: di una informazione democratica, non di sigle e percentuali. Ma non lo faranno perchè, anche loro, ne hanno dei benefici. La democrazia è diventata marketing. Lo Stato è fuori dal controllo dei cittadini. Riprendiamoci l’informazione." beppegrillo

Ladies and Gentlemen, benvenuti in Italia, un grande paese europeo in cui, in nome della "Libertà", vige un regime dittatoriale! Un regime che, ai tempi della "democrazia" berlusconiana, Daniele Luttazzi definì Fascismo-light: un degno erede del Ventennio, che non prende più a manganellate i nostri corpi, ma i nostri diritti...
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categorie: immagini, televisione, informazione, mafie


martedì, 20 novembre 2007

La fine di Forza Italia? Silvio, ripensaci! Cribbio!

A quale sorte andrà incontro il solenne inno di Forza Italia?

'Partito della Liberta' o 'Popolo della Liberta' che sia, la nuova creatura politica di Silvio Berlusconi cambia la faccia del centrodestra. Manda in archivio la vecchia Cdl. E provoca uno strappo sanguinoso, soprattutto con An.

Per il resto, infatti, si chiamano fuori anche Udc e Lega, ma con modi e toni molto diversi dal partito di Gianfranco Fini. Tra le piccole formazioni dell'opposizione, invece, è una corsa a salire sul carro del Cavaliere. Ci stanno La Destra di Storace, Azione Sociale di Alessandra Mussolini, i siciliani dell'Mpa, il Pri, che pure per ora non si scioglieranno. Ma è nel rapporto Berlusconi-Fini che gli equilibri della vecchia coalizione saltano. "Noi nel nuovo partito? Non se ne parla nemmeno. An non si scioglierà", taglia corto Fini di prima mattina. E attacca un progetto che considera "una scorciatoia plebiscitaria, confusa e personalistica". Di fatto poco più del "restyling di Fi". Ansa

La fine di Forza Italia?
Mah, cribbio! Non può essere vero!

Silvio, ripensaci!

Cosa resterà del solenne inno che tanto forte faceva palpitare i nostri cuori?



Forza Italia, Elio e Rocco Tanica feat Marco Travaglio
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categorie: musica, video, umorismo, enigmi, stati di animo


sabato, 17 novembre 2007

Il povero (c)ane senza testa

Ogni riferimento al post precedente NON è puramente casuale...

il_povero_cane_senza_testa
Se andrete a Firenze
vedrete certamente
quel povero (c)ane
di cui parla la gente.

È un cane senza testa,
povera bestia.
Davvero non si sa
ad abbaiare come fa.

La testa, si dice,
gliel'hanno mangiata...
(La " c " per i fiorentini
è pietanza prelibata).

Ma lui non si lamenta,
è un caro cucciolone,
scodinzola e fa festa
a tutte le persone.

Come mangia? Signori,
non stiamo ad indagare:
ci sono tante maniere
di tirare a campare.

Vivere senza testa
non è il peggio dei guai:
tanta gente ce l'ha
ma non l'adopera mai.


(Gianni Rodari)

condiviso da vegekuu alle ore 14:54 | link | commenti (2)
categorie: poesia, immagini, letteratura, società





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